sabato 28 novembre 2009

E da che parte sta il buon senso?



Milano, possibile cinque in condotta. Le compagne: solo uno scherzo
Il ragazzo è l'unico maschio in una classe con 21 femmine
Studente a scuola vestito da donna
Il preside minaccia il 5 in condotta

Il professore si è limitato a mandarlo a struccarsi e a cambiarsi
Ma per la direzione scolastica "il fatto è grave e va sanzionato"

E il preside "illuminato" rincara:
"Qualunque fosse la ragione del gesto, bisogna dare una risposta ferma, per rimarcare la necessità del decoro a lezione"
Mentre il docente:
"Non gli ho dato note né ho voluto in alcun modo sgridarlo semplicemente averlo in aula così agghindato rendeva difficile fare lezione, le ragazze non riuscivano a concentrarsi. Ho chiesto di togliersi dalle labbra il rossetto e di cambiare il giubbottino che indossava, poi lo ho riammesso a lezione senza problemi"

E voi da che parte state?

lunedì 16 novembre 2009

In vigore il decreto Brunetta. Rinviate le elezioni RSU



Il decreto legislativo, approvato dal Consiglio dei Ministri venerdì 9 ottobre è un attacco senza precedenti, ai lavoratori, ai loro salari, ai servizi pubblici. E’ il secondo durissimo colpo, dopo la pessima riforma del modello contrattuale, che ha triennalizzato i contratti di lavoro e ha determinato un nuovo sistema di recupero salariale dell’inflazione peggiore di quello della cosiddetta inflazione programmata, aumentando l’emergenza salariale tra i lavoratori.

Questo decreto di fatto sancisce il furto del salario accessorio, l’azzeramento della contrattazione collettiva, la gerarchizzazione del personale, la modifica/accorpamento dei comparti pubblici, l’inasprimento delle sanzioni disciplinari.

Peggio del concorsaccio di Berlinguer !

In ogni amministrazione viene costituito un Organismo indipendente di valutazione della performance, che, sulla base dei livelli di performance attribuiti ai valutati, compila una graduatoria delle valutazioni individuali del personale, ma alla fine saranno i dirigenti scolastici a decidere.

Con questa graduatoria:
a) il venticinque per cento del personale è collocato nella fascia di merito alta, alla quale corrisponde l’attribuzione del cinquanta per cento delle risorse destinate al salario accessorio collegato alla performance individuale;

b) il cinquanta per cento è collocato nella fascia di merito intermedia, alla quale corrisponde l’attribuzione del cinquanta per cento delle risorse destinate al trattamento accessorio collegato alla performance individuale;

c)il restante venticinque per cento è collocato nella fascia di merito bassa, alla quale non corrisponde l’attribuzione di alcun trattamento accessorio collegato alla performance individuale.

d)Sono previste deroghe alla percentuale del venticinque per cento in misura non superiore a cinque punti percentuali in aumento o in diminuzione, con corrispondente variazione compensativa delle percentuali.

In soldoni questa cosiddetta Autorità Indipendente per la Valutazione avrà il compito di distribuire il salario accessorio che non sarà più oggetto di contrattazione, ma sarà disciplinato per legge attraverso un meccanismo per cui solo il 25% dei lavoratori potrà prendere il massimo della produttività (oggi sono il 80%), metà del personale avrà solo il 50%, il 25% nulla.

Di fatto il fantomatico Organismo indipendente di valutazione della performance darà gli indicatori ai Dirigenti per effettuare le singole valutazioni, i quali avranno, quindi, piena autonomia nella gestione delle risorse umane, nella gerarchizzazione del personale e nella distribuzione del salario accessorio conseguente.

Fine del potere di contrattazione
Siamo di fronte a un progetto di pratica cancellazione della contrattazione sindacale e di sua sostituzione con provvedimenti legislativi, in un quadro in cui le risorse finanziarie da destinare al personale sono schiacciate tra vincoli sempre più asfissianti di bilancio e leggi finanziarie, finalizzate a ridurre drasticamente la spesa pubblica. Ma oltre al salario accessorio esce dalla contrattazione collettiva delle amministrazioni e delle RSU delle scuole e sul posto di lavoro anche l’organizzazione del lavoro che sarà disciplinata direttamente per legge : quindi fine del potere di contrattazione, e perfino di concertazione.

Licenziamento anche per “insufficiente rendimento”

Le norme già inserite negli ultimi contratti nazionali in tema di licenziamento per “giusta causa o per giustificato motivo” sono travalicate dal decreto Brunetta in quanto, si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei seguenti casi:

a) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa;

b) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni o mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione;

c) falsità documentali o dichiarative in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;

d) reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o ingiuriose o comunque lesive della dignità personale altrui:

e) condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione, del rapporto di lavoro.

Il licenziamento in sede disciplinare è disposto, altresì, nel caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l’amministrazione formula una valutazione del personale di insufficiente rendimento. Si affaccia il rischio che chi non percepirà la produttività per più anni potrà essere licenziato per “prolungato insufficiente rendimento”.

Le elezioni della scuola sono state spostate al novembre 2010
Le RSU esistenti resteranno in carica ancora per un anno
Nascono 4 nuovi comparti nella Pubblica Amministrazione, facendo un gran calderone tra settori e competenze estremamente diverse. Uno di questi sarà formato dalla scuola, dall’Università, dalla ricerca e dalle Accademie. Le elezioni relative al rinnovo dei predetti organismi di rappresentanza si svolgeranno, con riferimento ai nuovi comparti di contrattazione, entro il 30 novembre 2010. Sono prorogati gli organismi di rappresentanza del personale (RSU) anche se le relative elezioni siano state già indette.
Le elezioni della scuola già programmate dall’ 1 al 4 Dicembre p.v. sono state spostate al novembre 2010 e si effettueranno in contemporanea con quelle di tutti gli altri settori del Pubblico Impiego e le esistenti RSU restano dunque in carica ancora per un anno. La procedura elettorale in corso si interromperà tra pochi giorni quando il decreto attuativo sarà pubblicato.

Le vere offese alla democrazia sindacale

Il distacco delle elezioni RSU nella scuola da quelle degli altri comparti del Pubblico Impiego fu causato nel 1998 dalle richieste al governo dei sindacati concertativi contro le modalità di svolgimento di quelle prime elezioni, che prevedevano liste provinciali e l'assegnazione pressoché certa della rappresentanza anche ai COBAS. E Il governo D'Alema, a sole 48 ore dall'apertura delle urne, con un decreto ad hoc rinviò le elezioni di due anni. In ogni caso, le elezioni di questo anno si sarebbero svolte con le stesse regole delle precedenti tre tornate elettorali. Regole antidemocratiche e che violano il principio costituzionale della libertà sindacale: i COBAS (e i sindacati considerati non "rappresentativi" secondo le norme legislative e contrattuali imposte,dal monopolio Cgil-Cisl-Uil nell'ultimo ventennio) non hanno libertà di parola, non possono indire assemblee in orario di lavoro per cercare candidati/e, per invitare a votarli o semplicemente per far conoscere le loro posizioni; la rappresentatività nazionale non è determinata sulla base di liste nazionali o provinciali , ma sulla base di voti alle liste di scuola, come se per determinare i partiti che entrano in Parlamento valessero i voti per i Consigli di Circoscrizione.

Queste sono le vere offese alla democrazia sindacale, altro che un anno di rinvio. Avremo nel novembre 2010, oltre alle liste di scuola per eleggere i rappresentanti di istituto, anche una lista nazionale o provinciale (come avviene in tutta Europa) sulla cui base verificare chi è davvero rappresentativo?

COBAS SCUOLA

Centinaia di video didattici su Cosmolearning

 
Siete insegnanti o studenti evoluti? Siete padroni della lingua inglese? Insegnate Matematica o Scienze?
Se avete risposto affermativamente ad almeno 2 delle 3 domande, il sito che sto per segnalarvi potrebbe fare al caso vostro. Si chiama CosmoLearning ed è un grande contenitore di materiali didattici e di documentari sulle principali branchie scientifiche, ma anche geografiche ed economiche. Molto ricca la sezione, aggiornata continuamente, dedicata ai video e ai documentari, alcuni veramente molto belli e facilmente utilizzabili nella didattica quotidiana... a patto di conoscere bene la lingua inglese. Purtroppo in Italiano non c'è nulla di nulla :-(

Merci MaestroAlberto


martedì 10 novembre 2009

Realizzare il proprio calendario impegni e condividerlo



Quello pubblicato in questo blog è il calendario degli impegni scolastici e delle festività 2009/10 dell'IPSSAR (e il mio personale per novembre). E' stato realizzato con Google calendar e "incorporato" in questo blog. La cosa interessante è che tutte le volte che modifico o aggiungo un appuntamento in Google calendar questo viene immediatamente aggiornato anche sul blog o sulla pagina web dove l'ho incorporato. Utile per chiunque abbia la necessità di condividere la propria agenda di appuntamenti con molte persone o per chi voglia vere sott'occhio la pianificazione di un intero anno scolastico nel suo sito o blog personale.

lunedì 9 novembre 2009

Foto dall'Australia by Christian & Irene

Crocifisso sì, crocifisso no: è la scuola che è in croce!



Il putiferio mediatico di questi giorni legato alla sentenza della Corte Europea sull’esposizione del crocifisso non ci sorprende. Ci avvilisce.
Il tripudio di dichiarazioni, di articoli di giornale e di commenti televisivi dimostra ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, l’inettitudine e l’ipocrisia di buona parte del mondo politico e dell’informazione: ci riferiamo alle dichiarazioni sdegnate dei politici che oggi guaiscono contro l’attacco alla nostra identità cristiana (ma anche a taluni paladini della laicità che non hanno mai proferito parola sui problemi della scuola, e sul fondamentale tema della pluralità religiosa e culturale al suo interno, per i quali questa vicenda rappresenta solo un’occasione per diramare l’ennesimo comunicato stampa…). Ci riferiamo agli organi di informazione che oggi ci ammorbano con pagine, trasmissioni, sondaggi e televoti su crocifisso sì, crocifisso no: apriamo il dibattito!

Si tratta – quasi sempre – degli stessi politici che in croce hanno messo la scuola, privandola di mezzi e risorse finanziarie, tagliando un numero sconsiderato di docenti, intervenendo in tutti i modi per cancellare il ruolo dell’istruzione pubblica.
Si tratta degli stessi mass media che per mesi si sono prestati e hanno stimolato la salottiera discussione sui grembiulini e sul maestro unico, per poi stendere un totale e impenetrabile velo di silenzio sulla situazione disastrosa in cui oggi versa la scuola pubblica.

Oggi la scuola rischia di andare a rotoli e fa acqua da tutte le parti. Tra i punti dolenti che sono oggetto di un pervicace attacco da parte dell’attuale Governo, volutamente ignorati dalla stampa, c’è sicuramente anche la questione della laicità della scuola: parliamo del diritto quotidianamente negato all’ora alternativa, dell’impossibilità di aprire una discussione seria sulla riforma dell’insegnamento della religione cattolica in favore di un più sensato insegnamento di storia e cultura delle religioni, del fatto che siamo l’unico paese in cui i docenti di religione sono pagati dallo Stato ma scelti dalla Curia, del fatto che un Ministro possa tranquillamente ignorare una sentenza di Tribunale che – con buon senso – esclude gli insegnanti di religione dagli scrutini e dalla possibilità di assegnare crediti formativi, semplicemente per evitare assurde disparità con gli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica.

Di tutto questo – che costituisce il vero terreno su cui si concretizza il tema della laicità della scuola – non si parla. E’ più comodo aprire e chiudere rapidamente una bella e salottiera discussione sui crocefissi.

Noi genitori e insegnanti, che ai salotti continuiamo a preferire i banchi di scuola, a questo teatrino non ci prestiamo.

Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova



Sul tema vi segnaliamo questi contributi:

- articolo di Don Enzo Mazzi da “Il Manifesto” del 5 novembre 2009

- articolo da “Il Mattino di Padova” del 5 novembre 2009

domenica 8 novembre 2009

Un sito per creare giochi e quiz didattici

Il sito è il già nominato Class Tools Net che ha recentemente incrementato gli scenari di giochi personalizzabili per le proprie lezioni. Qui è presentato lo scenario Timeline, ma ne sono presenti molti altri, dai più semplici ai più complessi.
Buon divertimento!

Click here for full screen version

sabato 7 novembre 2009

Video tutorial in Italiano

Nel sito Playtust sono pubblicati dei meravigliosi video tutorial che illustrano in maniera professionale alcune dele funzioni più interessanti di importanti programmi di grafica, come Photoshop, Flash, Première e altri. Sono verament eben fatti e consiglio agli interessati una visitina al sito. Pubblico qui di seguito un file di esempio:

via PlayTuts



merci web 2.0 and something else

giovedì 8 ottobre 2009

10 domande (e risposte) sulla Riforma

Da questo intervento di Patroncini (CGIL) emerge uno scenario un po' cupo e (troppo?) pieno di incognite sul futuro della scuola e soprattutto dei professionali. Personalmente lo ritengo un po' avventato su alcune affermazioni, ma non sappiamo se l'autore è venuto a conoscenza di qualche velina ministeriale ancora non ufficiale o se si tratta solo di sue interpretazioni. Nell'attesa...

"IL FUTURO DELLA SCUOLA SECONDARIA SUPERIORE
IN 10 DOMANDE E 10 RISPOSTE.


1) Le modifiche di ordinamento riguarderanno dal prossimo anno scolastico anche la scuola superiore ?
Si. Il Ministro è intenzionato ad attuare le nuove misure dal 2010, a tutti i costi. E si pensa di introdurle non solo per le prime ma anche per le per le seconde (e nei tecnici verrà introdotto l’orario a 32 ore anche per le terze, ma senza modificare gli indirizzi). Una operazione la cui fattibilità è molto discutibile: si pensi solo al fatto che in questo modo indirizzi e sperimentazioni soppresse avrebbero dovuto, a rigor di logica, scomparire già da quest’anno, non potendo poi proseguire!
Il decreto 112, poi legge 133, era chiaro: per ottenere i tagli bisogna modificare gli ordinamenti. Quindi non si tratta di una riforma per migliorare il sistema, ma solo di un modo per tagliare le risorse. E modificare gli ordinamenti significa perciò tagliare gli orari, gli indirizzi, le classi di concorso ecc.
I provvedimenti base saranno appunto quattro e riguarderanno i licei, gli istituti tecnici, gli istituti professionali e le classi di concorso
E questo vuole dire che da subito le scuole dovranno attrezzarsi ai fini delle iscrizioni per l’anno successivo. E’ incredibile che ancora nei collegi delle scuole secondarie superiori non se ne parli e che neppure si sappia che cosa lì si insegnerà. In alcuni casi potrebbe addirittura cambiare tutto, in altri casi potrebbe essere necessario persino ridisegnare l’intera mappa scolastica di una provincia o di un territorio.

2) Quali modifiche ci saranno?
Quello che c’è da presentare a chi esce dalla scuola media è ormai chiaro: 6 licei quasi tutti a 27-30 ore settimanali (solo il musicale-coreutico sarà a 32 ore e l’artistico a 34-35 ore), un istituto tecnico con soli 11 indirizzi (attualmente sono 44 senza contare le sperimentazioni) e a 32 ore (cioè con un orario e un organico ridotto di più del 10%) e un professionale completamente invertito rispetto alle finalità della riforma del 1992 (era l’unico settore secondario completamente riformato di recente!), anch’esso a 32 ore (più del 20% di riduzione di orario e di organico) e suddiviso in appena 6 indirizzi “a banda larga”.
Da queste misure esce un sistema molto più scoordinato dell’attuale. Manca sia di simmetricità che di unitarietà, soprattutto nei bienni iniziali, che fanno parte dell’obbligo di istruzione.

3) Come saranno i licei?
I 6 licei saranno in realtà 12 e forse più: il classico, lo scientifico, che però ha anche una opzione scientifico-tecnologica, l’artistico, che avrà tre indirizzi: figurativo, audiovisivo e architettonico-design (design a sua volta, raccogliendo la confluenza degli attuali istituti d’arte, avrà una sua specificità, anzi più specificità), il linguistico, il musicale-coreutico, e il liceo delle scienze umane che avrà anche un’opzione economico-sociale.
Nei bienni non esiste nessuna area comune, né con gli altri licei né tanto meno con le altre scuole secondarie superiori.
Nel biennio iniziale, tranne che negli artistici e nel musicale si prevedono invece appena 27 ore di lezione settimanali. Questo produce una riduzione di formazione e di organico ulteriore rispetto a quella già prevista, che oscilla dal 2% all’8% a seconda degli indirizzi.
Fatta eccezione per artistico e musicale, il latino sembra essere l’elemento caratterizzante dei licei anche se, ammettendo le opzioni scientifico-tecnologica e economico-sociale ( che non prevedono il latino) qualche correttivo si è introdotto.
Le materie scientifiche, pur rafforzate, coprono comunque appena un terzo dell’orario di un liceo scientifico.
Il liceo linguistico non si fa carico della scomparsa dei PACLE-Erica.
Il liceo artistico ha ore insufficienti per dipingere e modellare e pensare che basti rafforzare l’indirizzo design per assorbire gli istituti d’arte è una pia illusione.


4) Come saranno gli istituti tecnici?
Gli indirizzi dei tecnici saranno 11: amministrativo, turistico, elettrico-elettronico, meccanico, chimico-biologico, tessile-moda, logistico, costruzioni, agrario, informatico, grafico-comunicazioni. Anche in questo caso, però, i percorsi saranno quasi triplicati viste le diverse specificità interne ad ogni indirizzo.
Come si vede la semplificazione molto propagandata dall’attuale Ministero non è poi così “semplificata” !
Spariranno dal prossimo anno alcuni indirizzi che godevano di grande prestigio nelle scelte delle famiglie: i ragionieri programmatori (meglio noti nella versione sperimentale come corsi Mercurio) e i periti aziendali corrispondenti in lingue estere (Erica, nella versione sperimentale).
Il Ministero insiste molto sui tecnici perché spera di dare di sé una immagine bipartisan, perché presenta alcuni elementi di continuità con la legge 40/2007. Ma le cose non stanno esattamente così. Indirizzi come la grafica, il biologico, la moda erano del professionale e vengono spostati nel tecnico. Anche il settore agricolo, inizialmente attribuito al professionale, è stato attribuito al tecnico. Ma, soprattutto, mentre prima la commissione aveva ragionato su un sistema con due gambe, quella tecnica e quella professionale, adesso invece il sistema è zoppo perché il tecnico è stato sviluppato in un senso e il professionale in senso opposto.
C’è uno scompenso notevole tra i due settori del tecnico: quello tecnologico (che in realtà vuol dire produttivo) e quello amministrativo. Il settore tecnologico viene meglio precisato per il suo legame con il sistema industriale e produttivo: 9 indirizzi contro 2. C’è una ripresa di industrialismo e produttivismo nell’illusione di una saldatura migliore tra scuola e lavoro. Ma oggi non siamo più negli anni Sessanta, quando appena il 10% dei quattordicenni andava agli istituti tecnici (oggi ci va circa il 35%) e questi erano direttamente rivolti a rami allora standardizzati della produzione e raccoglievano i “più bravi in matematica” delle scuole medie.

5) Come saranno gli istituti professionali?
I professionali avranno un indirizzo onnicomprensivo industria-artigianato (sic!) e altri 5 indirizzi riferiti ai servizi: per l’agricoltura, per la manutenzione tecnica, sociosanitari, alberghiero-enogastronomici e commerciali.
Tutti gli attuali indirizzi del professionale dovrebbero confluire in questi 6 indirizzi “ a banda larga”, ma è evidente che per alcuni non sarà possibile (ad esempio grafica, moda o chimico-biologico) mentre per gli altri il nuovo indirizzo appare molto generico.
La struttura sarà quinquennale, ma la perdita della titolarità sulle qualifiche, passata alle regioni, ( solo provvisoriamente resta in capo agli istituti professionali) imporrà adeguamenti di struttura notevoli in relazione alla situazione regionale.
Il modello che si è predisposto mira a fare della istruzione professionale un surrogato della formazione professionale regionale. Siccome la formazione professionale regionale funziona di fatto solo in sei regioni su venti, l’idea è di lasciare l’istruzione professionale di stato in piedi nelle regioni prive di una seria formazione professionale. Così avremo una scuola neppure più divisa in due come voleva la Moratti, ma addirittura in quattro: licei, istituti tecnici, formazione professionale regionale (al Nord) e istruzione professionale statale (al Sud). Solo che anche le regioni del Nord non se la passano bene ed ecco allora le intese, come quella siglata da Formigoni e Gelmini, che in pratica consentono alla regione di usare il personale degli istituti professionali di stato per fare la formazione professionale regionale.
Il problema è che l’istruzione professionale, che oggi scolarizza la gran parte degli immigrati e che per questo dovrebbe essere più importante, viene ritenuta non strategica nel clima di rinato industrialismo già citato: la maggior parte degli studenti, si dice, frequentano corsi di tipo turistico-alberghiero e non industriale. Un errore grossolano!

6) Quali modifiche riguarderanno le classi di concorso?
Le modifiche alle classi di concorso saranno di due tipi: le fusioni e i cambiamenti di attribuzione.
Le fusioni porteranno ad una riduzione di oltre 100 classi di concorso. Riguardano soprattutto le classi di concorso presenti nell’istruzione artistica, sia della tabella A e in particolare della tabella D, che per effetto della scomparsa degli istituti d’arte ( assorbiti nei licei artistici) scompare del tutto ( unificata con le discipline specifiche dei licei artistici). Riguardano anche alcune classi della tabella C e gli insegnamenti di trattamento testi.
Le modifiche di attribuzione riguardano soprattutto alcune discipline della Tabella A come quelle legate a lettere, a matematica, filosofia ecc.
Queste operazioni sono suscettibili di produrre riduzioni di organico e soprannumeri
Alcune discipline come geografia, grafica e fotografia o quelle della tabella C a loro volta vedono ridotte di molto le loro potenzialità a causa della modifica degli orari e degli indirizzi.
Per attuare queste misure saranno necessarie per il personale di ruolo utilizzazioni in cattedre affini e riconversioni professionali.

7) Ci saranno i laboratori?
I laboratori restano nell’istruzione tecnica del settore “tecnologico” ( ma non in quello amministrativo) e nell’istruzione professionale. Ma il loro orario viene mediamente ridotto di circa il 25% (la stessa riduzione riguarderà mediamente anche le discipline tecnico-teoriche dell’istruzione tecnica) .
Restano perciò anche gli insegnanti tecnico-pratici, ma il loro utilizzo e la definizione del loro organico sarà affidata a disposizioni da emanare 6 mesi dopo l’avvio dell’attuazione delle nuove misure. Una soluzione poco rassicurante!
Allo stato attuale non sono previsti laboratori nel liceo scientifico-tecnologico, essendo questo finora una opzione del liceo scientifico, il quale non prevede laboratori.
Nell’istruzione tecnica e professionale è previsto anche il ricorso ad esperti esterni con competenze tecniche provenienti dalle aziende.

8) Quali spazi di flessibilità ci saranno?
La flessibilità è declinata soprattutto in termini di flessibilità curricolare. Vale a dire la possibilità di cambiare alcune discipline. Questa varia a seconda dell’ordine scolastico e delle annualità.
Nei licei sarà del 20% nelle prime, nelle seconde e nelle quinte, del 30% nelle terze e nelle quarte.
Negli istituti tecnici sarà del 20% nel primo biennio, del 30% nel secondo biennio e del 35% in quinta.
Negli istituti professionali sarà del 25% nel primo biennio, del 35% nel secondo e del 40% nelle quinte.
Complessivamente resta poco chiaro se ci saranno risorse per potere fare ciò o come a una flessibilità delle richieste potrà corrispondere una flessibilità delle disponibilità.
Sono poi prevedibili alcune discipline facoltative, diverse a seconda dell’ordine scolastico, che potranno essere coperte con l’utilizzo di eventuali soprannumerari o con la spesa di risorse autonome della scuola. Presumibilmente si tratterà di discipline aggiuntive, anche se non è escluso che possano ricadere nelle quote di flessibilità appena descritte.

9) Come verranno gestite le scuole?
Si prevede una organizzazione interna per dipartimenti disciplinari, disposti centralmente dal ministero.
(Nel parallelo disegno di legge Aprea queste strutture dovrebbero soppiantare di netto sia i collegi docenti che i consigli di classe, ma le misure della Gelmini ancora non prevedono ciò).
Per gli istituti tecnici e professionali è prevista anche l’esistenza di un ufficio tecnico.
La novità più rilevante riguarda un organismo paritetico tra scuola da un lato e aziende e professioni dall’altro denominato “comitato tecnico-scientifico” negli istituti tecnici e professionali e “comitato scientifico” nei licei. (Nel parallelo disegno di legge Aprea il “rapporto scuola-azienda” dovrebbe essere invece essere garantito da una congrua presenza di rappresentanti aziendali e delle professioni in un consiglio di amministrazione o “dell’istituzione”, che sostituirebbe l’attuale consiglio di istituto.

10) Quali misure per l’obbligo scolastico fino a 16 anni?
Non c’è una architettura specifica per favorire o giustificare l’obbligo a 16 anni. Nei bienni dei licei non esiste nessuna area comune, né con gli altri licei né tanto meno con le altre scuole secondarie superiori. Quindi niente biennio unitario.
L’area comune c’è nei tecnici e nei professionali, ma, anche se ciò può essere utile per quell’utenza, il messaggio complessivo che si manda è bruttissimo. E’ come se l’unitarietà fosse una cosa utile solo per “vili meccanici”, mentre i liceali vanno “aristocraticamente” allevati e indirizzati fin dai 14 anni. Sembra quasi che l’innalzamento dell’obbligo sia un problema dell’istruzione tecnica e professionale, mentre i licei continuano fare altro.
Nello stesso tempo si continuano mandare avanti, istituzionalizzandoli, corsi di formazione professionale o integrati, che dir si voglia, su cui dirottare i soggetti più deboli. Ciò unisce una confessione di incapacità della “scuola-scuola” a riformarsi alla delega della soluzione di questi problemi ad enti esterni, con i già più volte denunciati effetti di segregazione culturale, che inevitabilmente diventa discriminazione sociale e ormai, visti i tempi e i soggetti, anche etnica.